Categoria: Diario di una locandiera naturista

Gli agostani

“Prontooooo? Prontooooo?”
“La sento forte e chiaro, prego, mi dica!”
Fine luglio. Il telefono è incandescente. La linea però, come sempre qui tra i boschi, rimane pessima.
“Avreste una camera per il 4-5 agosto?”
“Sì, abbiamo un’ultima disponibil…”
“Perfetto!! Allora confermiamo”, mi interrompe entusiasta l’interlocutore.
“Un attimo, per favore, mi ascolti…” cerco di interloquire.
“Ecco, allora, siamo una coppia, arriviamo verso le 18, preferiremmo una camera vista mare, fate la colazione? Fate la cena? C’è la doccia o la vasca? Quanto dista il mare? Avete la piscina?”
La gioia dell’aspirante vacanziero trabocca. Ha trovato posto, in agosto, in una bella struttura non distante dal mare, a un prezzo accettabile. Solo che… Ho come la sensazione che forse non abbia letto fino in fondo la descrizione della mia Locanda.
“Senta, scusi, lei è il benvenuto, ovviamente, la aspettiamo, ma conosce già la nostra Locanda?”
“No, veramente no…”
E qui devo spiegargli che troverà niente di meno che… gente NUDA!
Aspetto questo momento con trepidazione. Non so mai come reagirà l’interlocutore. La maggior parte delle volte, cercherà di fare l’uomo di mondo:
“Ah, va beh… Ho capito…”
“Quindi se c’è qualche problema, forse è meglio che cerchi un’altra soluzione. Non la vorrei mettere in imbarazzo.”
“No, no, che problema… Si figuri… Persone nude… E che sarà mai? Assolutamente…”
“Allora confermo?”
“…sa che cosa, però? Ne parlo con mia moglie. Per me nessun problema, ripeto, però magari lei… Chi lo sa…”
“Bene – approvo, comprensiva – allora facciamo così, se è ancora interessato mi richiama a breve, d’accordo?”
Ovviamente, la telefonata di conferma non arriva mai.
O quasi mai.
Perché una volta, inaspettatamente, è arrivata.
Una voce esterrefatta mi dice: “Dunque sì, confermo… Alla mia compagna va benissimo… Non so come mai… Anzi, le dirò: penso di aver scoperto qualcosa di lei che ancora non sapevo!”
I due si sono goduti una splendida vacanza di tre settimane, ospiti da noi. E noi li ricordiamo ancora, a distanza di un paio d’anni, per la loro serena gioia di vivere. Come coloro che non hanno paura di accettarsi per così come sono.

Read More

…e il libretto di istruzioni?

“Vorrei venire da voi, ma non ho mai fatto naturismo, mi spieghi come si fa?”
Rimango sempre un po’ stupita da questa domanda, più frequente di quanto si immagini.
“Beh, è facilissimo. Ci si tolgono i vestiti, ed ecco fatto.”
L’interlocutore rimane interdetto. “E poi?”
“E poi, niente. Quando vuoi, ti rivesti.”
Per un attimo mi domando se anche l’azione di rivestirsi abbia bisogno di istruzioni dettagliate: dunque, prima di tutto ti infili le mutande, poi la canottiera, poi i calzini ecc., le scarpe per ultime, mi raccomando. Ma di solito non ce n’è bisogno.
E allora perché c’è bisogno di istruzioni per spogliarsi, che è molto più facile rispetto a vestirsi? Perché probabilmente ci siamo abituati alle istruzioni per l’uso. Dobbiamo istruirci su come far funzionare il telefono nuovo, l’i-pad, la posta elettronica nuova versione. Le pentole a induzione. Il forno ventilato. Il frigorifero a risparmio energetico. Per non parlare dei mobili Ikea.
Siamo presi da perplessità di fronte alla minima azione: devo mettere la crema antirughe prima o dopo quella solare? E l’ombretto, va steso dall’interno verso l’esterno o viceversa? Sarà chic andare a un matrimonio con i sandali?
Seguiamo istruzioni per completare un acquisto on-line; prenotare una visita sanitaria; richiedere un documento qualsiasi. Siamo costantemente guidati. Questo ci rassicura, probabilmente ci impedisce anche di compiere errori. 
Lasciamoci però uno spazio libero, uno spazio senza istruzioni, che gestiamo come ci pare. Coraggio, per spogliarsi non serve un manuale, serve solo buonumore!

Read More

Il comune senso del pudore

“…E questo è il giardino. Potete stare nudi ovunque…” Incrocio lo sguardo esterrefatto della signorina.
Ahia, ci risiamo. Anche questa settimana, una coppia “tessile” è capitata per caso alla Locanda. Succede, in alta stagione: persone che sono in cerca di un luogo accogliente dove dormire, un sabato di luglio, di bel tempo, possono rassegnarsi anche a prenotare in una struttura che non sarebbe stata la loro prima scelta.
Mi domando spesso come andrebbe in un mondo al contrario. Dove fosse normale stare nudi, e i vestiti fossero un’eccezione. 
“Ma guarda lì! Una signora con un vestito! Che vergogna!”
“Ma come si permette, di uscire di casa in maglietta?”
“Ragionier Rossi, se la trovo ancora una volta in ufficio con i calzini la licenzio in tronco per offesa al pudore!”
Come potrebbe essere uno spettacolo trasgressivo in un mondo così? Facile. Una splendida ragazza, con sguardo lascivo, appare nuda sul palcoscenico. Poi, davanti agli sguardi incantati del pubblico, pian piano, si copre.
Inizia infilando le calze autoreggenti. Poi, lentamente, indossa un paio di mutande molto sexy. Il reggiseno, ovviamente di quelli che fanno sembrare chiunque piuttosto prosperosa. Gli astanti sorridono sotto i baffi: sanno che è arrivato il momento del body… E, infine, il momento clou: un abito fasciante, lucente, brillante. Appena indossate anche le scarpe, la meravigliosa ragazza accenna a pochi passi di danza a ritmo di musica, volteggia sui tacchi e scompare dietro le quinte.
Affascinante, non vi pare? Come ci vuole poco a immaginare il mondo all’incontrario… 

Read More

Che cos’è la libertà?


La voce all’altro capo del telefono esprime il disgusto più totale. La delusione più profonda. La disistima più gelida.
“Cioè, mi faccia capire. – dice freddamente – Siete o non siete una locanda naturista?”
“Certo, signora, gliel’ho detto. Si può stare nudi ovunque. Sempre. Al mattino, alla sera. Al pomeriggio. La notte di Capodanno. Al pranzo di Ferragosto.” Non so come potrei essere più chiara.
Ma la signora non è convinta. “E allora, come si spiega che si può stare anche… vestiti?” (Quasi esita a dirlo, la signora, sembra che si tratti di una parolaccia.)
E qui, devo fare una confessione che forse disamorerà qualche lettore da questo blog. Ma pazienza: ho scelto di fare la locandiera non certo per piacere a tutti. 
Alla Locanda si può stare anche vestiti. Ecco, l’ho detto. Non dappertutto, però: nell’area relax e nella sauna ogni indumento è severamente bandito. Ma in giardino, o nella sala colazioni, sostanzialmente ciascuno sta come gli pare.
Il 90% dei nostri ospiti è naturista. Le persone vengono a trovarci apposta per stare nude. Quindi, ovviamente, chi è nudo si trova a proprio agio. Ma, ecco, io non ce la farei mai ad andare da un signore, o una signora, e intimare: “Ma che fa con i bermuda? Dove crede di essere, in ufficio? Si spogli immediatamente! E che non la sorprenda più con un centimetro di pelle coperto, mi raccomando.”
No, non ce la faccio. So che ci sono posti dove questi avvisi vengono ripetutamente fatti. Ma non fa per me.
Per me, naturismo significa libertà. E che libertà sarebbe, se stare nudi fosse a sua volta obbligatorio? I naturisti rivendicano la libertà, non l’obbligo, di stare nudi. Altrimenti si diventa uguali ai “tessili”, per i quali viceversa è obbligatorio indossare qualcosa.
E poi, per la verità, i pochi “tessili” che sono venuti da me, dopo qualche ora o qualche giorno, si sono rilassati. Si sono tranquillizzati. Si sono pacificati con la natura e con il genere umano. E si sono tolti tutto. Felici.
www.locandaterramare.it

Read More

Via dalla pazza folla

“SU SU SU! Più veloce! Muovete le gambe! Le ginocchia FUORI dell’acqua! A tempo, a tempo!” “Al mio via, tutti in coro, mi raccomando!” “Un applauso per questi meravigliosi bambini, grazie!”
Raramente, ma qualche volta è capitato, ho assistito a “eventi” organizzati in spiagge o resort: aperitivi, sessioni di acquagym, falò con grigliata, animazioni… E ogni volta mi sono ritrovata a osservare i volti dei forzati del divertimento: che abbiano voglia o meno della rosticciana alla griglia, se la fanno piacere.
Io devo essere molto, molto pigra: ma l’idea di rispettare degli orari (“La sessione di acquagym è tutti i pomeriggi alle 15”, “Per la grigliata ritrovarsi muniti di rosticciana alle 18 sulla spiaggia”) durante la mia vacanza mi risulta insopportabile.
Provo imbarazzo per questa mia ritrosia, che non giustifico; non c’è niente di male nell’organizzare o partecipare a eventi, ne sono certa. Dev’essere questa l’origine del senso di colpa che mi attanaglia tutte le volte che mi viene posta la domanda: “E che eventi organizzate?”.

Meglio chiarire. Alla Locanda non ci sono “eventi”. Questo non vuol dire che non succeda mai nulla. Succedono, in un certo senso, sempre le stesse cose. Ma sono anche ogni giorno nuove.
Ogni giorno sorge il sole. (No, non lo organizzo io questo evento, è vero, e non potrei farmene un vanto; però sono io che ve lo faccio ammirare dalla Locanda!)
Ogni giorno il bosco ci circonda: con i suoi colori, molto più numerosi del semplice verde; con i suoi odori, che cambiano con le stagioni; con i suoi rumori e fruscii, lievi e rilassanti. (E questo è il motivo per il quale non siamo dotati di una “doccia emozionale”: l’emozione la porta direttamente la natura, fino alla zona relax, fino a voi, senza confini.)
Ogni giorno accendiamo la sauna. Una normalissima sauna finlandese, senza orpelli ma con tutto l’indispensabile. Non è necessario avere chissà quali effetti speciali, la sauna basta farla bene: temperatura giusta, ossigenazione della pelle (e qui, ancora una volta, l’aria del bosco è fondamentale), doccia rinvigorente a cascata. E soprattutto: in sauna di sta nudi e si parla sottovoce.
Ogni giorno arriva la colazione, per la quale, ogni giorno, ho fatto la spesa da produttori locali e ho preparato un dolce.
Ogni giorno si fa conoscenza, conversazione, amicizia. Ogni giorno ricevete consigli su gite, ristoranti, enoteche, spiagge. Se volete, ogni giorno potete leggere un libro diverso, a vostra disposizione in tutte le camere.
E ogni giorno vi dimenticherete dello stress, del mutuo, del traffico, del lavoro, dei vicini molesti: chiuderete tutto fuori dal cancello e vi sentirete più leggeri.
Ogni giorno vedo i visi soddisfatti dei miei ospiti. Ecco, questo è l'”evento” che io attendo con ansia!
www.locandaterramare.it

Read More

Gli innocenti all’estero

L’SOS scatta alle 17 ora locale: “Aiuto, siamo… non sappiamo dove, la macchina è infilata nel fango, la ruota non gira, aiuto!”. Li aspettavamo per mezzogiorno, in effetti, e non erano arrivati. Non posso lasciarli sperduti con la macchina che non funziona, ovviamente, quindi cerco di farmi spiegare dove sono. Non è facile: non hanno navigatore, mi dicono di aver seguito indicazioni che non ho mai sentito in vita mia, la linea – come al solito – è disturbata. Ah, dimenticavo: loro sono inglesi, quindi parlano solo inglese, ma la loro voce mi arriva a tratti e non capisco bene. E poi, già, la cosa più importante: hanno più di 70 anni.
Spiego loro come fare a scrivere un SMS perché mi dicano più comprensibilmente dove sono. Faticosamente, ci riescono. Atterrati a Pisa, noleggiata l’auto, chissà perché hanno pensato bene di  imboccare un sentiero piccolo, fangoso, in salita e isolato da tutto.
Quando arriviamo finalmente in loro soccorso, la prima cosa che vedo è un uomo alto, dinoccolato, infreddolito e senza pantaloni. Con le mutande. Quindi non sta facendo naturismo nei boschi. Più tardi capirò che è svestito perché ha utilizzato i suoi pantaloni per infilarli sotto la ruota dell’auto, nel tentativo di non farla girare a vuoto. Avrei voglia di apostrofarlo con un “Mr Livingstone, I suppose…”, ma non so ancora se gradisce il tipico humor inglese oppure no.
Li raccogliamo – è il caso di dire, li guidiamo fino alla Locanda, li ristoriamo con un caffè “very strong, please” e una fetta di torta. Bevono del latte caldo e filano a nanna.
Il giorno dopo, non si muovono dalla Locanda, se non per raggiugnere il supermercato. Il terzo giorno, panico: tornando dal supermercato, hanno dimenticato i fari dell’auto accesi. Quindi, trova il vicino che ha i cavetti per caricare la batteria (benedetti vicini), fai ripartire l’auto.
Quarto giorno. Hanno gironzolato un po’, sono baldanzosi. Mi chiedono di prenotare una trattoria, eseguo. Escono vestiti a puntino. Dopo mezz’ora, li vedo tornare mogi mogi e aprirsi una scatoletta di tonno su un tavolo del giardino. Che è successo? Vi hanno trattato male? Era chiuso? No, macché: la trattoria è risultata introvabile (e sì che ci ho mandato centinaia di ospiti…).
Quinto giorno: forano una gomma dell’auto. Temo una crisi isterica, nonostante l’aplomb inglese. Decidono di andare all’autonoleggio e farsi cambiare auto. In effetti, dev’essere colpa del mezzo: sarà difettoso. 
Poi, finalmente, la svolta: adottati da una giovane coppia di olandesi, che li accompagnano dappertutto, gli anziani inglesi finalmente si rilassano e si godono la Toscana.
Culture, età, tradizioni, gusti che si incontrano. Avere una Locanda è bellissimo. E gli inglesi, una volta tornati, mi hanno scritto una splendida lettera, commossi dall’accoglienza e dall’assistenza ricevuta. E anche dalle torte!

Read More

Cortesie per gli ospiti

“Scusa, posso avere un po’ d’acqua fresca?”

“Ci mancherebbe. Vado e te la porto subito.” Appoggio la bacinella con i panni da stendere e corro in cucina, apro il frigo, verso l’acqua fresca in una brocca, aggiungo il ghiaccio, prendo i bicchieri, prendo il vassoio, corro fuori. Riprendo la bacinella.
“Ciao! Scusami, posso avere un caffè? Se non ti disturba, eh!”
“Ma per carità. Un attimo e arriva.”
L’asciugamano da stendere rimane nella bacinella, la molletta casca dalle mani. Corsa in casa, carico la macchinetta del caffè, la metto sul fuoco, ritorno all’asciugamano, lo appendo, poi di nuovo alla macchinetta. Tazzina, cucchiaino, zucchero, vassoio. Ora è il turno di stendere un accappatoio.
“Buongiorno! Ce ne andiamo al mare! Ma mi puoi spiegare per bene la strada per il Nido dell’Aquila?”
Non posso mica lasciarlo sperduto fra i sentieri della Maremma. Prendo la carta topografica, spiego la strada, auguro buona giornata.
Tardo pomeriggio. Tornati tutti dal mare, accaldati e felici. Docce, relax sui lettini. La serata è fresca, qualcuno si infila nella sauna. Una bevanda ci sta proprio bene. Preparo la tisana, il profumo di fiori si sparge per tutta la veranda.
Il momento della cena si avvicina: piovono richieste di consigli su dove sfamarsi e sono felice di indirizzare i nostri ospiti verso ristoranti dove si mangia bene e si spende poco. Chi preferisce la carne, chi il pesce. Chi fa parte di una coppia mista: lei preferisce la carne e lui il pesce, o viceversa. Chi vuole stare in collina. Chi vuole assolutamente cenare sul mare. Chi non vuole fare troppa strada in macchina. Chi vuole, dopo, andare a ballare. Chi vuole, prima, prendere un aperitivo. Vegani, vegetariani, celiaci, intolleranti: per ogni categoria si cerca di trovare una soluzione.
Mi stresso? No, affatto! Mi diverto. Mi piace coccolarvi.
Poi arriva il congedo da chi parte.
“Siete stati bene? Tutto ok?”
“Sì, certo, grazie, benissimo! Un unico appunto…”
“Ditemi!”
“…La locandiera non è stata molto tempo con noi… Potevi prenderti un po’ di tempo per bere qualcosa insieme…”
Vero. Ma sareste rimasti senza caffè, senza tisana, senza consigli per il ristorante, sperduti nelle campagne in cerca della spiaggia… La prossima volta vi prendo in parola!

Read More

Chiamata d’emergenza

“Buongiorno sono Pino, in che cosa posso aiutarla?”, dice con sussiego la voce. 
“Dunque mi si è rotto il frigorifero e…” 
Dal sussiego passiamo allo scherno: “E… avrebbe bisogno di un intervento? D’urgenza? In giornata, magari?”
Sono già alla decima chiamata, e questo signore è il decimo che mi prende a pesci in faccia. Non demordo.
“Sì, ma vede, io abito in campagna… Lontano da tutti i servizi… Ho due bambine… Mi sta andando a male tutto, con questo caldo: il latte, il burro, la ricotta, lo yogurt…”
La voce diventa comprensiva. “Mi rendo conto, signora, è estate, fa caldo. Ma noi il primo intervento possibile ce l’abbiamo… Dunque… Mi faccia controllare. Ecco, tra venti giorni. Le va bene alle 8 del mattino? Mi dia l’indirizzo.”
“E io come faccio per i prossimi venti giorni?” Decido di giocare la carta della collega imprenditrice. “Vede, ho un bed and breakfast, non è solo per uso familiare, il frigorifero…”
“Mi dispiace, ma lo sa quanti ristoranti stanno aspettando? Con il pesce nel surgelatore? Al massimo posso anticipare di un paio di giorni, non di più.” Pino assume un tono autorevole e severo. Sembra accusarmi di concorrenza sleale con i colleghi che hanno, anche loro, guai con il frigorifero. Chi sono io per avere la precedenza?
“Va bene, grazie, ci penserò.”
Mi rimane poco tempo per salvare le provviste. Ok, cambio tattica.
“Buongiorno, mi scusi, ho il frigo rotto e…”: prima che Pino, o Dino, o Mino mi possa interrompere, continuo: “…siccome ho il giardino pieno di persone nude che prendono il sole e aspettano una bevanda fresca… Sa, a stare completamente nudi sotto il sole viene caldo, si suda…”
Mino (o Dino), sbalordito: “…?? Cioè, mi faccia capire, lei tiene in giardino persone nude?”
“Per forza, questo è un albergo naturista. Che vuol dire nudista.”
“Quindi vengono da lei e…”
“E si spogliano. Completamente.”
“Del tutto…” 
Pino sembra sudare. Lo sento anche dal telefono. Con intonazione drammatica concludo: “Esatto. Sono qui, tutti nudi sdraiati al sole, e io non ho nemmeno un the freddo da offrirgli, capisce?”
L’appuntamento è tra mezz’ora. Scommetto che Pino, Dino e Mino stanno litigando per chi lo dovrà effettuare. Non sanno che, da dove è posizionato il frigorifero, non vedranno neanche un dito indice degli ignari ospiti…

Read More

Il mattino ha l’oro in bocca

“…e la colazione viene servita in giardino, dalle 8,30 in poi.”
“Dalle OTTO E MEZZA? Un po’ tardi, mi pare…”
“Sì, è vero, se vuole ci attrezziamo per farle fare colazione prima, come desidera. Però di solito qui si dorme bene, quindi…”
“No no, che dormire, va benissimo alle 7,30, grazie. Io mi alzo sempre prestissimo.”
L’affermazione suona come un vanto. E va bene, sveglia alle sei anche oggi. Alle 7,30 tutto è pronto. Non si vede nessuno.
Sorrido. Eccone un altro, penso. 
Verso le nove, l’ospite mattiniero arriva, l’aria beata, lo sguardo intorpidito. “Buongiorno!”, esclama gioviale.
“Buongiorno”, rispondo educatamente, senza dirgli che è da un’ora e mezza che lo aspetto. “Dormito bene?”
“Meravigliosamente! Erano anni che non dormivo così! Il fresco senza bisogno del condizionatore, e poi il silenzio, e poi il materasso fantastico, e poi… Non so, il relax, le coccole…”
Potrei dire “Gliel’avevo detto, io!”, ma naturalmente non lo dico. Missione compiuta: la Locanda non perdona. Qui gli insonni ronfano, i mattinieri si crogiolano tra le lenzuola, i nottambuli si abbandonano, gli incubi non arrivano. I pensieri si sciolgono. E sarà perché le stelle brillano, le lucciole splendono, la televisione è assente, chissà. (Qualche volta, però, fate dormire un po’ di più anche la locandiera…)

Read More

Ad alta voce

Per poco non ci spiaccichiamo sul guard-rail. Non pensavo di rischiare la vita, quando l’ho detto al collega con il quale dividiamo la benzina per andare al lavoro. Forse sono stata un po’ brusca, lo so. E so pure che cosa gli sta passando per la testa adesso.
Dunque, il collega ha sbandato. Poi si è rimesso – letteralmente – in carreggiata. Poi ha detto: “Ah!”.
Il silenzio non doveva durare troppo. Rischiava di diventare imbarazzante. 
Il collega ha balbettato qualcosa. Non aveva più voce. Poi si è fatto paonazzo, ha dato un colpo di tosse: “Uh, certo, figurati, no, è normale, normalissimo. Qui in Italia siamo un po’ arretrati, ma all’estero…”
“Eh già”, ho laconicamente commentato. Il collega ha preso il coraggio a quattro mani. 
“No scusa, ma… tuo… tuo…marito che cosa ne pensa?”
“Niente, ne pensa, condivide anche lui.”
“Cioè, anche lui gira nudo?”
“Anche lui è un nudista-naturista. Non è che gira nudo quando va al lavoro o a fare la spesa.”
Altre domande di rito: non ti imbarazza, ma chi viene alla tua Locanda, ma ti è mai capitato che… Commenti di rito: io non potrei mai, la mia compagna mi spellerebbe vivo, poi a pensarci bene non è che mi andrebbe tanto se qualcuno la guardasse nuda…
Sguardo di sbieco. Per fortuna senza rischio di sbandare, questa volta. L’occhio è più sicuro, però è maliziosamente scintillante. “Ma… quindi in estate stai sempre tutta nuda?”. Nuovo chiarimento, eccetera.
Però, il giorno dopo, alle sette del mattino al solito incrocio, non è che il collega non mi abbia dato il passaggio. Non mi ha coperto di insulti, non mi ha preso in giro. Se ha pensato alla nostra conversazione del giorno prima, non l’ha dato a vedere. E, con il passare dei giorni, riprendendo l’argomento di tanto in tanto (molto raramente), è diventata una cosa normale
Io il dilemma “Lo dico o non lo dico?” l’ho risolto sempre con “Lo dico”. Che leggerezza, che liberazione. Basta farci l’abitudine, al fatto di dirlo. Basta farci l’abitudine, al coraggio di mostrarci come siamo. 

Read More